Partesa On The Road 20°

Partesa On The Road 20
Partesa On The Road 20° è una consegna estrema: il viaggio con cui Partesa festeggia 20 anni di attività, all'insegna della sua mission: distribuire ovunque il meglio. Un equipaggio di 6 persone, a bordo di un Eurocargo e di un Massif Iveco, è partito da Milano il 18 gennaio. Attraversando l'Ecuador, il Perù, la Bolivia e l'Argentina raggiungerà Ushuaia il 25 marzo per effettuare La Grande Consegna di Birra Moretti. Sarà un viaggio indimenticabile. Seguitelo giorno dopo giorno, su queste pagine.

29 dicembre 2010

Ermes Bertulli, uomo Partesa al seguito dell'equipaggio di Partesa On The Road 20°


Per la Grande Consegna di Partesa On The Road 20°, il viaggio di 20mila chilometri fino alla “Fin del mundo” è stato scelto qualcuno che di consegne se ne intende. Un professionista del trasporto, un uomo di Partesa da affiancare al nostro Ignazio Calace alla guida dell’Eurocargo di Iveco. È per questo che è stato scelto Ermes Bertulli per unirsi al nostro equipaggio.
La sua carriera inizia alla fine degli anni ‘90 come magazziniere, per poi passare all’assistenza nell’ambito d’istallazioni degli impianti di spillatura. Ermes però si occupa principalmente di consegne, soprattutto in occasione di eventi importanti come le Fiere Campionare o gli eventi allo stadio. Per questo era l’uomo giusto per Partesa On The Road 20°.
Per l’azienda una garanzia in più, per l’equipaggio di Partesa On The Road 20° un valido supporto nella gestione dell’Eurocargo di Iveco, per Ermes un’occasione che capita una sola volta nella vita. «Ho accettato questo incarico – conferma – perché mi è stata presentata un'occasione irripetibile. Mai avrei potuto fare un così bel viaggio da solo». Ermes è stato scelto tra centinaia di collaboratori che ogni giorno girano l’Italia e che sono l’anima della rete di distribuzione di Partesa. «Mi riempie di orgoglio – dice - essere stato scelto fra i tantissimi autisti che operano in Partesa»
Una sfida affascinante dunque che consentirà di dividere il carico di lavoro nella gestione dell’Eurocargo Iveco di Partesa On The Road 20° un mezzo impegnativo, «a trazione integrale, ideato soprattutto per piste sterrate e cave di ghiaia». Ermes, come tutti noi membri dell’equipaggio, non vede l’ora che l’avventura cominci. «Sono entusiasta –dice - di far parte di questo team, so che non sarà una passeggiata ma non vedo l’ora di partire per il Sudamerica».


Daniele Tagliavia




15 dicembre 2010

Immagini in movimento con Luca Acerno, video maker di Partesa On The Road 20°


Se le istantanee di Partesa On The Road 20° saranno affidate agli occhi e alle mani di Ugo Panella, a Luca Acerno spetterà il compito di raccontare con le immagini in movimento la Grande Consegna di Partesa.
Classe ’75, 15 anni di esperienza in tutti i ruoli che ruotano attorno alla produzione video, Luca aggiornerà quotidianamente il canale youtube della nostra avventura. «Dopo molti anni di gavetta - racconta – oggi sono in grado di dirigere una troupe come regista e di lavorare in autonomia con la telecamera e il computer. Posso produrre video e film che spaziano dai più innovativi prodotti di marketing virale destinati a internet ai video promozionali o pubblicitari. Passando per clip musicali o video per fiction».
Com’è iniziata la tua carriera da video maker?
«Dopo il diploma ho lavorato per due anni in una televisione locale, come giornalista. Ma a un tratto mi sono reso conto che stare davanti alle telecamere non mi interessava. Per cui ho deciso di ricominciare da capo».
Preferivi essere tu a fare le riprese...
«Sì, per questo ho iniziato a fare gavetta nel mondo televisivo, dove mi proponevo come assistente operatore e operatore, ma anche come direttore di studio, supervisione al montaggio ed elettricista».
Soltanto televisione o anche cinema?
«Vivendo a Milano ho lavorato soprattutto nel cinema pubblicitario, dove ho seguito il percorso di assistente volontario prima, per poi passare come secondo e primo aiuto regista. Ho lavorato con le maggiori case di produzione che si occupano di pubblicità».
È la prima volta che ti trovi a documentare un viaggio o a lavorare in giro per il mondo?
«No, l'anno scorso in questo periodo ad esempio ero a Cuba. L’ho girata in lungo e in largo per due mesi come video maker del docu-fiction: "Soy la otra Cuba". Il film che è stato preso in distribuzione da "Maremosso" di Luca Lucini ed è iscritto alle selezioni del film festival di Berlino. In passato ho girato per Italia 1 dei servizi per "Fuego" in Brasile, a Rio de Janeiro».
Hai fatto già “progetti” per il tuo lavoro in Partesa On the Road 20°?
«Non ancora, il mio approccio al lavoro dipende dall'ispirazione che mi dà l'ambiente, le circostanze, e soprattutto la luce che c'è nel momento in cui faccio le riprese.
Quello che è certo è che ci saranno degli scenari bellissimi e affascinanti in cui ci muoveremo. Ovviamente ci sono degli schemi di comunicazione, ma li considero soltanto dei riferimenti all'interno dei quali mi posso muovere liberamente».


Daniele Tagliavia








10 dicembre 2010

Le istantanee di Partesa On The Road 20° nella mani di Ugo Panella



«Nicaragua, El Salvador, Guatemala. Ho documentato le guerre civili che si consumavano laggiù. È da quei luoghi che ho iniziato la mia carriera di fotoreporter. Poi ho lavorato anche in Bolivia, Perù, Argentina e Cile».
Entra subito nel vivo il racconto di Ugo Panella (www.ugopanella.it), il fotografo di Partesa On The Road 20°, quando gli chiedo qual è il suo legame con il Sudamerica, scenario del nostro viaggio, della grande consegna.
«Tra gli anni '70 e gli anni '80 – racconta - tutti i maggiori fatti di politica internazionale si svolgevano in quella parte del mondo, e la passione del racconto si è sposata con l'ammirazione per le atmosfere umane dei paesi andini, per i paesaggi, per i silenzi e la dignità di popolazioni cosi poco fortunate, spesso vittime incolpevoli di sopraffazioni e arroganze di ogni tipo».
Una carriera, quella di Ugo, in giro per il mondo alla ricerca di storie da raccontare, con l’istinto di gettare una luce sul buio dell’umanità. Inevitabile dunque, il racconto di guerra. «Dopo le prime esperienze in Sudamerica – ripercorre le tappe principali della sua carriera - mi sono spostato in Africa: Somalia, Etiopia, Sierra Leone, Malawi, Kenia. Ho sempre cercato di raccontare non solo conflitti ma storie di un'umanità senza ribalte né voce. Oggi le guerre, per chi fa il mio mestiere, non è più possibile raccontarle. Si è capito che certe immagini sono più dirompenti di una granata, e possono nuocere alla formazione di un'opinione pubblica che deve essere indirizzata verso precisi binari».
Abbandonati gli scenari di guerra Ugo non ha perso la voglia di indagare i “sotterranei dell’umanità”, come lui stesso li chiama. «Sono stato in Bangladesh tra le ragazze sfigurate dall’acido solforico, in Ucraina a documentare gli effetti del disastro di Chernobyl sui bambini, in Kenya a raccontare il lavoro di don Alex Zanotelli, che lottava per ricostruire il tessuto sociale nella baraccopoli più grande del Kenya, in Romania tra gli orfani e i bambini che vivono nelle fogne.
Cosa mi ha spinto ad accettare la collaborazione con Partesa in un progetto così diverso da quelli che solitamente affronto? – mi chiede anticipando la mia ultima domanda - la curiosità, la voglia di tornare nelle terre che ho amato, e poterle fotografare da un diverso punto di vista. Cercherò i paesaggi ma soprattutto la gente, i loro volti. Carte geografiche che raccontano fatiche, vite difficili, dignità estrema. E in quelle immagini, ritroverò antiche passioni mai sopite».


Daniele Tagliavia

3 dicembre 2010

Con Ignazio Calace sull'Eurocargo Iveco di Partesa On The Road 20°


Una Fiat 500 e un’estate, quella del ‘78, per girare l’Italia e festeggiare la fine del servizio militare. Inizia così la “carriera” di viaggiatore di Ignazio Calace, l’uomo che guiderà l’Eurocargo di Iveco al seguito dell’equipaggio di Partesa on the road 20°.
Tre decenni di viaggi in giro per il mondo, molti dei quali a fianco del nostro capospedizione, Sandro Garavelli. La loro amicizia parte da lontano: «Ci siamo conosciuti – racconta Ignazio – nel 1986, quando abbiamo viaggiato dall’Italia a Dakar in moto. Siamo sempre rimasti amici perché i viaggi impegnativi, con tante difficoltà da superare, legano le persone quasi indissolubilmente. Nei Motoraid soprattutto, stando fianco a fianco nella buona e nella cattiva sorta, si crea uno spirito di corpo unico, impossibile negli altri tipi di viaggio».
Hai viaggiato per più di trent'anni, quanti chilometri d’avventura hai alle spalle?
«Ho attraversato quasi tutta l'Africa sahariana, con moto e auto. Ho percorso più di 90mila chilometri di piste in moto e all’incirca 20mila in auto. In tutto credo di avere alle spalle 150mila chilometri ed escludendo quelli dell'Africa sahariana, gli altri sono stati fatti tutti in asfalto».
Qual è la tua esperienza alla guida di mezzi pesanti?
«La prima volta alla guida di un mezzo pesante è stato durante un viaggio tra le dune della Libia, nel 1995, quando ho dovuto sostituire l’autista in carica che aveva dei problemi di salute. Era un autocarro Iveco dalla cui base è nato il Lince, il veicolo militare orgoglio della nostra meccanica».
Per due mesi la tua casa sarà l’Eurocargo…
«Quello che guiderò per la grande avventura è di nuovissima generazione, bellissimo, alto, ruote artigliate ed enormi per superare meglio gli ostacoli e per dare un maggior confort di marcia. Era proprio quello che mi aspettavo di poter guidare: alto maneggevole e compatto. Con i mezzi che abbiamo a disposizione, il nostro viaggio, diventerà una bellissima passeggiata fuori porta».
Anche tu, come Sandro Garavelli, sei un veterano del Sudamerica, quali sono le parti più belle dell’itinerario di Partesa on The Road 20°?
«Ho accompagnato spesso comitive turisti da quelle parti. Amo molto il Perù. È splendido in tutti suoi aspetti: mare, monti, deserti, grandi spazi, storia, gente e clima».

A Ignazio spetterà il compito più faticoso. Avrà tra le mani un mezzo da una dozzina di tonnellate e lo porterà tra i passi andini e le colline della Patagonia. Lui però non sembra preoccupato, anzi. «Sicuramente – dice - avremo poco tempo libero per noi, ma tornando a casa avremo un bellissimo ricordo che segnerà la nostra anima, un altro segno profondo, come una delle tante rughe, che solo gli anziani hanno, ed essere anziani, significa vita vissuta, ed esperienze accumulate».


Daniele Tagliavia