Partesa On The Road 20°

Partesa On The Road 20
Partesa On The Road 20° è una consegna estrema: il viaggio con cui Partesa festeggia 20 anni di attività, all'insegna della sua mission: distribuire ovunque il meglio. Un equipaggio di 6 persone, a bordo di un Eurocargo e di un Massif Iveco, è partito da Milano il 18 gennaio. Attraversando l'Ecuador, il Perù, la Bolivia e l'Argentina raggiungerà Ushuaia il 25 marzo per effettuare La Grande Consegna di Birra Moretti. Sarà un viaggio indimenticabile. Seguitelo giorno dopo giorno, su queste pagine.

26 marzo 2011

Sulla riva del canale di Beagle


L’ultimo piccolo racconto di questa enorme storia, noi “creativi” lo scriviamo in un silenzio per certi versi nuovo. Complice la quiete assoluta di questo lembo del canale di Beagle, mi sembra di cogliere una sottile ironia: mentre in testa c’è il rumore e il disordine di tutte le immagini e i ricordi di questi due mesi, fuori c’è solo un mare immobile, silenzioso e accudito da montagne imbiancate. Lì dietro, da qualche parte, c’è l’Antartide.
Per fare ordine nella testa mi affido alla trama degli incontri che questo continente ha intessuto per noi. Ripenso a Salvador, il tassista guayaquileño con una svastica tatuata sulla mano, e al tassista Rodolfo, che si è divertito ad alimentare la mia curiosità verso il mistero dei nazisti a San Carlos de Bariloche. Rivedo gli occhi pieni di dolore e di umanità di hermano Miguel a Lima e quelli della nostra guida Bruna, che mi hanno narrato l’emozione del Perito Moreno nel momento in cui respira, cambia pelle e si rigenera. Riascolto la voce di André de La Fuente mentre mi racconta la sua energia nell’aiutare i bambini della fondazione PUPI e quella della guida Luis, che con il suo accento Italo-peruviano ci ha accompagnato dentro il mistero e la meraviglia del Machu Picchu.


Sono stati due mesi straordinariamente intensi. Che ci hanno messo tutti alla prova, sia dal punto di vista umano che professionale. Adesso è troppo presto per capire tutto quello che questa esperienza ha significato. E c’è il rischio che l’improvviso silenzio di questo angolo di mondo mi faccia franare addosso tutti i ricordi, e che li trasformi troppo presto in nostalgia.
Così preferisco difendermi, e pensare alle mille storie che non abbiamo raccontato, ai mille posti che questo continente nasconde, e a un futuro, spero vicino, che mi riporti in questi luoghi. Agli amici che ho trovato dentro il nostro equipaggio, e a quelli che riabbraccerò appena tornerò a casa.
E ai mille inizi che verranno, dopo la fine di questa bella storia...alla fine del mondo.

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Daniele Tagliavia




Rio Gallegos-Ushuaia: la Grande Consegna di Birra Moretti


L’alba di oggi leva il velo sull’ultima tappa della nostra avventura. La routine della partenza, sempre la stessa da 50 giorni, non ci leva il sapore tutto particolare dell’ultimo trasferimento, degli ultimi chilometri, della fine del viaggio. Stamattina nella hall dell’albergo ritroviamo il gruppo dei vincitori di Mission Partesa On The Road 20° come sempre allegri, felici di scrivere con noi l’ultimo capitolo della nostra storia sudamericana.
«Quella di oggi – mi dice Danilo Caio amministratore delegato di Partesa Tirreno e Partesa Centro - è la tappa conclusiva di un progetto bellissimo. Fino ad ora l’abbiamo seguito attraverso i vostri racconti, oggi possiamo viverlo in prima persona». Con l’arrivo dei vincitori del piano d’incentivazione Partesa, qualche giorno fa, il nostro viaggiare ha cambiato sapore: loro vivono il brivido delle ultime tappe della nostra avventura, noi ci ritroviamo con tanta compagnia intorno, tanti brindisi da fare e con il piacere di raccontare retroscena e aneddoti dei nostri 50 giorni “on the road”. «Ho percepito da subito - mi confessa Danilo Caio – che si è creato un bel gruppo. Ci siamo integrati bene sia con voi dell’equipaggio che tra noi colleghi. Il viaggio ci ha uniti e questo credo faccia parte dello spirito di Partesa».
Da Ushuaia ci separano circa 200 chilometri ma il cambio repentino di paesaggio, appena partiti da Rio Grande, ci dà la suggestione di essere già molto più lontani: il paesaggio lunare, da “creazione del mondo” (come mi suggerisce Ugo) sparisce, e l’isola della terra del fuoco ci appare completamente diversa. Lo stretto di Magellano sembra avere distinto completamente due universi, geograficamente molto vicini, come solo il mare ha il potere di fare. Oceano o minuscolo canale che sia.
Boschi sterminati e altissimi iniziano a comporre la tavolozza di colori tipica dell’autunno che sta per cominciare: verde intenso, rosso e giallo. Così senza quasi rendercene conto arriviamo a Ushuaia, “La Ciudad mas austral del Mundo” come ci suggerisce il cartello all’ingresso della città, e ritroviamo il mare, vicinissimo e onnipresente in tutte le finestre del nostro albergo: «Come si fa a non essere contenti? – mi dice Roberto Ghezzi quando gli chiedo un’impressione su questi giorni di viaggio – basta guardare fuori dalla finestra, vedere i gabbiani e i mille colori del mare per gioire di essere qui con voi». Roberto, classe ’79, è uno dei più giovani venditori del gruppo ed è il primo classificato di Mission On the Road 20° «Da quando alla convention del 22 ottobre – mi confida - ho visto la presentazione del viaggio, ho deciso di dare il massimo per essere qui, oggi».




Dopo il pranzo arriva il momento della Consegna. Ci siamo: il nostro Eurocargo si ferma davanti il ristorante Placeres Patagonicos e i ragazzi di Partesa consegnano la Birra Moretti al proprietario. Per noi dell’equipaggio c’è un misto d’incredulità ed euforia, c’è la gioia di avercela fatta, insieme al sollievo di avere portato a termine il nostro compito, e alla consapevolezza di aver preso parte a qualcosa di grande.
«È stato un bel viaggio, ricco di momenti emozionanti e importanti – mi confida Simona Pisanello, amministratore delegato di Itaca Comunicazione, l’agenzia milanese madre del progetto – che in Italia è stato seguito col fiato sospeso. Partesa è stata capace di incontrare persone vere che hanno fatto del volontariato una missione sociale utile a tutti, e si è fatta riconoscere per 20 mila lunghi chilometri come un’azienda bella forte e capace di azioni memorabili».
Adesso è davvero tutto pronto per il primo brindisi della serata.
Abbiamo portato la Birra Moretti fino alla fine del mondo, ed è il momento di festeggiare.





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Daniele Tagliavia




25 marzo 2011

Rio Gallegos-Rio Grande: "Bienvenido a Tierra del Fuego"


La nostra carovana parte oggi molto presto diretta a Rio Grande. Lasciamo Rio Gallegos, la più grande città della Patagonia, senza troppi rimpianti: un centro urbano anonimo che di certo offre comodità e confort ma che lascia poco al godimento degli occhi. Almeno ai nostri, ancora pieni delle bellezze di El Calafate, del turchese del Lago Argentino su cui riposa, e delle meraviglie dei suoi dintorni. La tappa di oggi è breve, almeno in termini chilometrici, ma è complicata dall’attraversamento di una striscia di territorio cileno di circa 200 chilometri, che per noi significa 4 passaggi doganali. Qui a presidiare i confini ci sono piccole palazzine colorate in mezzo al nulla, che hanno l’insensato compito di tracciare una linea tra due territori assolutamente desolati e totalmente simili tra loro.


La nostra permanenza in territorio cileno dura lo spazio di poche ore ma fa in tempo a regalarci l’emozione dello stretto di Magellano: un miglio d’acqua, soltanto un miglio, che divide la Isla grande de Tierra del fuego dal resto della Patagonia e che è il momento più bello della nostra tappa. Qualche chilometro prima, la vista dell’Atlantico irrompe nel nostro orizzonte di pampa patagonica, animato prima soltanto da qualche piccolo gruppo di Guanacos. In questo spicchio di terra, l’Atlantico si insinua nella costa attraverso mille insenature e rivoli, sino ad arrivare vicinissimo a noi. Impossibile non pensare all’inizio del nostro viaggio, quando ammiravamo il pacifico dalle coste dell’Ecuador e del Perù: 50 giorni, svariate migliaia di chilometri, e 20 gradi “fa”.
Arrivando a San Gregorio tutti ci guardiamo intorno incuriositi: la strada va dritta dentro lo stretto, sembra che si immerga e che continui sott’acqua. Intorno non ci sono né moli, né banchine, nessun segno che indichi che lì, prima o poi, arriverà un traghetto a condurci dall’altro lato. Poi inevitabilmente il traghetto arriva e la nostra piccola traversata comincia, sospesa dentro una luce incredibile. L’orologio dice che sono le 14, ma potrebbe essere l’alba, o il tramonto. C’è un sottile velo di nuvole che ci nasconde il sole ma che si fa scappare, tutto intorno, dei bagliori di luce di mille colori diversi, da tutti gli orizzonti possibili.


”Bienvenido a terra del fuego” dice il cartello appena scesi dal traghetto. Ushuaia è ormai dietro l’angolo, domani il nostro viaggio arriverà alla sua destinazione finale e con i vincitori di Mission On The Road 20° consegneremo la Birra Moretti al ristorante Placeres Patagonicos. Poi sarà tempo di festeggiare.
Sembra impossibile essere arrivati sino a qui.

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Daniele Tagliavia















24 marzo 2011

El Calafate - Rio Gallegos: pranzo nell'estencia Chali Aike


La nostra carovana oggi si sposta, e parte il nostro conto alla rovescia verso Ushuaia, verso la Grande Consegna di Birra Moretti. I venditori vincitori di “Mission On The Road 20°”, hanno cambiato le nostre routine, i nostri ritmi e l’atmosfera che circonda il nostro viaggiare. «La più bella sorpresa – mi dice Massimiliano Corio, venditore di Partesa Lombardia - è stato trovare un bel gruppo: molti di noi non si conoscevano, ma in poche ore si è creato un bell’affiatamento».
“Max” è una delle anime dell’Oc Lombarda che ha dominato la gara all’interno della forza di vendita ed è uno dei più carichi e allegri del gruppo. «Con il Perito Moreno – mi dice mentre con il suo cappello da cowboy entra nella jeep - siamo partiti subito forte: la visita al ghiacciaio è stata una cosa indimenticabile».

Partiamo: il Massif e l’Eurocarco stanno alla testa del convoglio di 7 jeep in viaggio da El Calafate e Rio Gallegos; una passeggiata di 350 chilometri d’asfalto impreziosita dalla visita all’estancia Chali Aike, che ci ospita per il pranzo.
Sul perfetto prato all’inglese di fronte la casa ci accoglie Gonzalo, il proprietario. Attorno a lui formiamo un cerchio silenzioso e curioso e lui ci presenta Pancho, un bellissimo Border Collie addestrato ad aiutare i gauchos nelle varie fasi dell’allevamento delle pecore.



«Lui – ci racconta mentre Pancho cerca in tutti i modi di farsi notare – riesce a spostare, guidato dal nostro gaucho, più di mille pecore da solo, ed è in grado di percorrere dodici chilometri in un solo giorno di lavoro».
Gonzalo ci porta a fare un giro di tutta l’estancia e organizza una piccola dimostrazione: una “malcapitata” pecora sarà la sua cavia per mostrarci come avviene una tosatura. Lei si lascia manipolare senza opporre resistenza, mentre lui le toglie di dosso un vello morbidissimo di circa 5 chili.
Durante il pranzo Gonzalo è indaffarato a portare chili di carne di “cordero” (agnello) per saziare la nostra enorme tavolata, ma riesco a chiedergli qualcosa in più sulle loro attività. «Purtroppo – mi racconta rammaricato – non riusciamo a vivere soltanto con l’allevamento delle pecore, così dobbiamo dedicarci anche al turismo e ad altre attività tra cui l’estrazione del petrolio. È paradossale – mi spiega - perché sono state proprio le fibre sintetiche ricavate dal petrolio, come ad esempio il nylon, a uccidere il mercato della lana. Mentre adesso è il petrolio che ci permette di andare avanti».



Il pranzo sta ormai per finire e dopo l’immancabile brindisi con Birra Moretti Gonzalo offre a tutti un bicchiere di Legui, un liquore tipico patagonico ricavato dalla canna da zucchero.
«La cosa che più mi è piaciuta – mi confida Massimiliano mentre lasciamo l’estancia e riprendiamo il cammino verso Rio Gallegos – è stata l’ospitalità: ci hanno accolto a casa loro e ci hanno messo subito a nostro agio. E poi erano sorridenti, sembrava che la nostra visita, per loro, fosse una festa».

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Daniele Tagliavia




23 marzo 2011

Perito Moreno: il ghiacciaio che vive



La parete Sud.
Dall’ingresso del parco nazionale “Los Glaciares” in poi, la strada si fa tortuosa: si costeggia il lago argentino in attesa di iniziare a vedere il Perito Moreno. Ogni curva sembra quella “buona”, ma la vista del ghiacciaio si fa attendere per poi sorprenderci: fuori da una curva a destra è lì, a qualche centinaia di metri da noi.
La sosta per scattare le prime foto dura poco perché vince la voglia di avvicinarsi ancora, di arrivare al molo da cui parte il nostro battello e di vederlo da molto vicino.


Una piccola imbarcazione ci porta “sotto” la parete Sud del ghiacciaio che se da lontano sembrava massiccia, immobile e omogenea, da qui sotto invece racconta tutta un’altra storia: ricca, viva ma soprattutto cangiante.
La luce del sole infatti, filtrata e scomposta da nuvole frequenti e dispettose, scrive sulla parete un racconto di ombre e di colori seducenti, da seguire con il fiato sospeso.
I crepacci in cima alla parete brillano di un blu intenso che diventa viola dentro la pancia del ghiacciaio, i blocchi di ghiaccio ai suoi piedi sembrano invece illuminati da una luce turchese che sfuma verso il bianco, mentre sulla “cresta” le nuvole disegnano fantasie e trasparenze imprevedibili.
Il colore del ghiaccio è il turchese, non il bianco.

La vita.
Il Perito Moreno non è soltanto un’enorme distesa di ghiaccio, ma un organismo con un suo ritmo vitale scandito, di tanto in tanto, dal violento distacco di un enorme fronte di ghiaccio in corrispondenza del punto di passaggio tra i due rami del lago.
Questo violento crollo è l’epifania di un processo, altrimenti invisibile, che anima costantemente il ghiacciaio. Quando la parete che scivola costantemente verso est si appoggia sulle rocce che delimitano il lago dalla parte opposta, l’acqua, ormai ostruita nel suo fluire naturale si ricava, poco a poco, un piccolo passaggio attraverso la parete. Dopo settimane, a volte mesi, la feritoia diventa una galleria che si allarga finché il tetto, a un tratto, collassa.


Purtroppo in questo momento il ghiacciaio è ancora lontano dalla costa, e per assistere a questo spettacolo dovranno passare ancora anni. Bruna (in foto) però – la nostra guida – riesce a restituirmi, con il suo racconto, tutta l’emozione di questo sussulto vitale, di questo respiro del ghiacciaio. «Quando l’acqua ha ormai scavato una galleria molto ampia – mi racconta senza riuscire a togliere lo sguardo dal panorama – gente da tutta l’Argentina prende l’aereo o si mette in auto per venire fino a qui: centinaia di persone si accampano per ore, a volte per giorni, aspettando che arrivi il crollo».

Sì perché il distacco della parete ci tiene in qualche modo ad annunciarsi e a caricare l’aria di attese con tanti piccoli crolli che precedono il collasso definitivo. «Sulla strada – mi racconta - si crea una coda interminabile, la gente si accalca, e ogni sussulto del ghiacciaio è anticipato da un religioso silenzio prima, e festeggiato da applausi e urla dopo. Tutti sono pieni di passione e di amore. È bellissimo». Adesso mi sembra che preferisca interrompersi, per non essere sopraffatta dall’emozione.
E a me vengono i brividi.

Le foto e il video (da non perdere) di oggi



Daniele Tagliavia